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La grande sfida al Cervino

150 anni fa la conquista della vetta più difficile delle Alpi, raggiunta dall’inglese Edward Whymper, pochi giorni prima del valdostano Carrel. Tante le iniziative in programma per ricordare l’impresa

Francesco Monti

La grande sfida al Cervino
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Storia degli uomini che riuscirono a domare il Cervino, la temuta “piramide” (o Gran Becca) al confine tra Svizzera e Italia: la vetta alpina più difficile, l’ultima sopra i 4 mila metri - 4.478 per la precisione - a essere conquistata.

Il 14 luglio ricorrono i 150 anni di un’impresa drammatica, realizzata dalla cordata guidata dall’inglese Edward Whymper, al prezzo di quattro vite umane.

Questa è soprattutto la storia di una sfida, quella tra Whymper e il valdostano Jean Antoine Carrel. Che prima, senza successo, ci provano insieme, il 23 luglio 1862: l’ascesa al Cervino fallisce a causa del maltempo. Poi, le strade dell’italiano e del britannico si dividono: una sfida nel segno del rispetto reciproco tra scalatori che amano vivere pericolosamente. Carrel si carica sulle spalle il peso di un Paese: nel 1865, quattro anni dopo l’Unità d’Italia, Quintino Sella vuole a tutti i costi che sia un italiano a conquistare la vetta del monte che gli svizzeri chiamano Matterhorn.

Ma la montagna emette un verdetto diverso, e premia il tentativo britannico. Con il venticinquenne Whymper, quel giorno d’estate, ci sono le guide Michel Croz, Peter Taugwalder e suo figlio, oltre ai compagni occasionali Charles Hudson, lord Francis Douglas e il signor Douglas Robert Hadow. Lungo la cresta svizzera dell'Hörnli il gruppo sale fino alla cosiddetta “spalla”, poi devia sulla parete nord.

È Whymper a mettere piede per primo sulla vetta, seguito dai Taugwalder e dagli altri.

Poi, in discesa, il dramma. I primi quattro della cordata (Croz, Hadow, Hudson e Douglas) precipitano al di sopra della “spalla” (il successivo processo attribuirà la colpa a una corda difettosa). Tre delle salme vengono recuperate alcuni giorni più tardi sul ghiacciaio del Cervino, mentre il corpo di lord Francis Douglas non verrà mai ritrovato.

Carrel, il 17 luglio, conquista la vetta dal versante italiano: uno scatto di orgoglio tricolore da parte del bersagliere, che colma in parte la delusione per essere arrivato secondo.

 

Un secolo e mezzo dopo, il Cervino-Matterhorn è una delle mete turistiche più apprezzate dell’intero arco alpino. E la celebrazione dell’anniversario è l’occasione per iniziative di grande impatto, su entrambi i versanti.

In Svizzera, a Zermatt, città da cui partì l’impresa di Whymper, dal 14 luglio dello scorso anno è in corso un “countdown”, su un orologio Tissot. Il conto alla rovescia si concluderà il prossimo 14 luglio alle 13.40, esattamente 150 anni dopo l’istante in cui Whymper e i suoi posarono i piedi sulla vetta. Sul palcoscenico naturale del Riffelberg, dall’inizio di luglio fino a settembre, si terrà la rappresentazione all’aperto ‘The Matterhorn story’ (in dialetto tedesco vallesano, tedesco e in inglese, con traduzioni in francese e giapponese).

Sul versante italiano, Breuil-Cervinia Valtournenche sarà il cuore pulsante di un programma di attività legate alla scoperta del territorio, della sua arte e della sua enogastronomia, oltre, ovviamente, alle attrazioni sciistiche (un enorme comprensorio internazionale sul quale si può spaziare con un unico skipass).

Si va dalla rappresentazione teatrale ‘La conquista del Cervino’ a mostre fotografiche sulla storia dell’alpinismo e del turismo alpino, dal concerto con musiche di Leone Sinigaglia (compositore e alpinista salvato da Carrel sul Cervino) allo spettacolare appuntamento a 4.478 metri tra le guide alpine della vallata di Valtournenche e quelle di Zermatt, proprio il 17 luglio.

E poi la Fanfara dei bersaglieri, le luci notturne sulla montagna, e una sfida da veri sportivi il 26 luglio: la Maratona del Cervino, gara di Skyrunning ai piedi della Gran Becca.

 

La storia ci racconta che esattamente cento anni dopo quella sfida mortale, un altro eroe della montagna, Walter Bonatti, è stato il primo ad arrivare in vetta al Cervino in inverno. Lui che, assieme a Lacedelli e Compagnoni, aveva domato il K2 in quella che rimane l'impresa alpinistica più discussa di sempre, nel 1965 decide di affrontare la parete nord, senza avvertire nessuno tranne due amici che lo aspettano ai piedi dell'ascesa.

Resiste per tre notti al freddo feroce, è costretto a liberarsi delle provviste di cibo. Arriva in vetta e torna a casa, vincitore. Proprio come Whymper.

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