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"Da Mont St.Michel al mio Gargano”

Un grande trekker pugliese, Michele Del Giudice, racconta i suoi viaggi. Il perché di una passione legata alla fede, il piacere di camminare e le prospettive per questo settore turistico

Fabrizio Lodi

"Da Mont St.Michel al mio Gargano”
L'ESSENZA SPIRITUALE DEL CAMMINO

E’ decisamente un grande trekker Michele Del Giudice, una guida in grado di attraversare a piedi una buona fetta del Vecchio Continente e buona parte del Medio Oriente. Ecco come lui stesso si presenta e si racconta:

"Sono nato a Vico di Gargano, uno dei paesi montani più belli del Promontorio in provincia di Foggia. Ho avuto varie esperienze lavorative ma quella in Medioriente fra Libia, Iraq, Iran ed Emirati Arabi, mi ha formato caratterialmente"

 

Quando è nato il suo interesse per il trekking?

Sui monti del Kurdistan iracheno. La passione per i lunghi percorsi, invece, è nata nel 2000, quando mi sono appassionato alla ricerca storica dei grandi Cammini nella Daunia (territorio della Puglia settentrionale, ndr).

L’individuazione della Via Francigena dal Santuario di Stignano fino a Monte Sant’Angelo ha dato il via alla mia instancabile ricerca, che mi ha portato a completare tutto il percorso della Via Francigena in Puglia, fino a Santa Maria di Leuca.

Nel 2009, per meglio comprendere l’essenza di un Cammino, ho percorso quello di Santiago.
Nel giugno del 2012 ho affrontato in quasi quattro mesi la Via dell’Angelo, da Mont Saint Michel (Normandia-Francia) a Monte Sant’Angelo (Gargano).

Nel maggio 2013 sono partito dalla città micaelica del Gargano per raggiungere a settembre Gerusalemme, attraversando Puglia, Albania, Macedonia, Grecia, Turchia, Cipro e Israele. Il tutto dettato da esigenze intime e di ricerca storica, sociologica, ambientale e religiosa. Da allora ho percorso tutte le varianti francigene in Italia.

In Lei il piacere per il trekking diciamo “estremo” è legato alla fede. In che modo questi due elementi si compenetrano?

Camminando in solitaria per lunghi tragitti e, conseguentemente, per tanti giorni, si ha il tempo di “pensare”, di “osservare” adoperando tutti i sensi, nessuno escluso. In questo stato di vita profonda si prende coscienza della parte migliore di se stessi e si comprende meglio il mondo intorno e l’opera meravigliosa e superiore del Creato.

Si è mai sentito in pericolo o ha mai temuto per la sua vita durante questi lunghi trekking? Qualche aneddoto…

Sono stato molto fortunato nei miei cammini. Ho chiesto l’elemosina ottenendola spesso e quasi mai ho corso grandi pericoli. Solo due anni fa era ancora possibile camminare con una discreta sicurezza il mondo a noi vicino. Dopo gli avvenimenti mediorientali e nordafricani tutto è cambiato e, purtroppo, oggi un pellegrino del mondo deve necessariamente limitare i propri desideri di conoscenza, limitandosi a viaggi più ravvicinati e rimandando quelli più lunghi a periodi migliori.

Il trekking spesso avvicina le persone dal punto di vista umano e porta anche a gesti di grande solidarietà e accoglienza. Ne ricorda qualcuno?

Camminare nella natura risveglia nella maggior parte degli uomini gli istinti migliori. La solidarietà verso chi è in difficoltà porta l’uomo a gesti inimmaginabili, che danno gioia sia a chi li fa che a chi li riceve. Sono tutti gesti che nascono spontaneamente e disinteressatamente e, in quanto tali, si dimenticano in fretta.

L'ESSENZA SPIRITUALE DEL CAMMINO
IL NUOVO "TURISMO SLOW"

Turismo e trekking: quali potenzialità inespresse ha il nostro Paese anche in vista dell’imminente Giubileo?

Fare trekking, oppure escursionismo, significa camminare nel territorio. Una nuova forma di turismo è il “turismo lento”: vuol dire attraversare territori lentamente, possibilmente a piedi per conoscerli intimamente. Il modo migliore per scoprire le emozioni che essi possono dare è camminarci dentro cercando tutti quei valori materiali e immateriali che essi possiedono. I colori, i profumi, i sapori, gli usi e costumi, l’accoglienza, derivano dal passato che ha plasmato quelle terre, quelle società, quelle gastronomie.

Camminare in modo consapevolmente profondo permette di capire meglio ciò che accade in quel territorio ed arrivare alla sua essenza. E la scoperta dei valori immateriali arricchisce i Camminanti (termine usato da Papa Francesco) e i territori stessi, che vengono recepiti da questi profondi visitatori che li porteranno con loro diffondendoli nei luoghi di provenienza, così come hanno sempre fatto i Pellegrini/Camminanti per migliaia d’anni.

In quali Regioni si sta maggiormente sviluppando questa coscienza?

Questo nuovo turismo sta crescendo in modo sorprendente in tutto il mondo: alcune Regioni (vedi la Toscana con la Via Francigena) se ne sono rese conto ed attuano politiche di investimento ottenendo notevoli successi sotto l’aspetto economico e sociale.

L’opportunità di dare ancora più linfa al turismo lento verrà, senza dubbio, dal 26° giubileo che Papa Francesco ha indetto dall’8 dicembre sino al 20 novembre 2016 e dedicato al tema della misericordia e dell’amore. Una massa di pellegrini si riverserà in Italia e molti saranno interessati al turismo lento ed alla ricerca di sopiti sentimenti d’amore, da dare e ricevere, e soddisfare così il nascente e prorompente bisogno di sentirsi “bene” con se stessi.

Quei territori che comprenderanno e si apriranno all’accoglienza semplice e genuina di questi novelli turisti trarranno giovamento da questa opportunitàgiubilare. Non si dovranno costruire costose cattedrali ma solo opportunità di conoscenza dei nostri meravigliosi territori intrisi di natura e storia!

A questo proposito, camminando all’estero ha trovato grandi differenze nei sistemi di accoglienza del trekker e di gestione dei percorsi rispetto all’Italia?

L’unico Paese che si sta aprendo al trekking ed ai Cammini, oltre alla Spagna col Cammino di Santiago, è l’Italia (che ha una cultura della montagna e dell’ambiente in genere già sedimentata nelle Regioni del nord) che sta facendo buoni progressi relativamente all’accoglienza dedicata a questa attività. Le Regioni del sud stanno facendo fatica ad adeguarsi a queste nuove offerte turistiche; gli Enti interessati mancano ancora di competenze indispensabili per attuare una idonea, coerente e duratura politica di interventi settoriali.

Che tipo di approccio consiglierebbe a chi si avvicina per la prima volta al trekking di… lunga gittata?

Le motivazioni che spingono ai lunghi percorsi sono basilari per una soddisfacente riuscita. Una buona preparazione fisica è consigliabile se non si vuole soffrire troppo per dolori muscolari sempre in agguato. Infine una ricerca (anche guidata) di materiale tecnico che aiuti a prevenire o limitare eventuali danni fisici.

Quali altri progetti ha nel cassetto?

Mettere a disposizione la mia esperienza nell’implementazione della Via Francigena nel Sud e camminare sempre finché Dio vorrà.

IL NUOVO "TURISMO SLOW"
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