• Trekking

I panorami tibetani del Pian della Nana

Un Brenta sconosciuto. Sulle alture Carsiche fra la Val di Non e la Val di Sole: animali bradi e pascoli fioriti, camminando in una natura ancora in armonia con il lavoro dell'uomo

I panorami tibetani del Pian della Nana
IL SILENZIO DELLA NATURA

Vorrei riempirmi gli occhi di un panorama diverso dal solito! Faccio due conti e vien fuori che questo week end in Mongolia non riesco proprio ad andare. Ci saranno posti simili più a portata di mano, penso. Sento Efrem, mio compagno di avventure. "Conosco un posticino che fa al caso nostro! Ed è a due passi da casa." Ho già gli scarponi ai piedi.

Risaliamo in macchina la Val di Non, la patria delle mele, del Trentingrana e dei piccoli comuni con nomi bizzarri da personaggi di qualche leggenda, come Brez, Cloz, Sfruz. A Cles la strada continua su sterrato, facendosi più stretta a ogni tornante e salendo in mezzo al bosco. Lasciata alle spalle la civiltà rurale, rimangono solo cielo e pascoli e qualche animale che bruca tranquillo.

Parcheggiamo al Lago del Dorigat, poco più che una pozza all'ombra del Monte Peller. Da qui partiamo a piedi. Fin dalle prime sgambate il giro si rivela subito piacevole per tutti i tipi di allenamento. La pendenza non è mai eccessiva ed è perfettamente adatto a rilassare mente e corpo congestionati dalla frenesia cittadina. Con un breve cammino pianeggiante fiancheggiamo la costa del monte e raggiungiamo Malga Clesera. È mattina presto e il malgaro sta rompendo la cagliata per fare il formaggio. Che coincidenza: i nostri stomaci stanno reclamando merenda. Pasteggiamo con il Casolet, una caciotta morbida tipica di queste zone.

Ben nutriti saliamo fra i larici, fino a raggiungere, prima il Lago delle Salare e poi il Passo della Nana. Qui si spalanca il paesaggio che tanto aspettavamo: il Pian della Nana. Improvvisamente siamo catapultati nelle lande erbose della Scozia, o sugli altipiani Mongoli: ma è Trentino questo, e ci offre uno spettacolo del tutto inatteso. L’occhio spazia per chilometri e chilometri di praterie, senza incontrare ostacoli se non quelli di monti lontani che salgono improvvisamente. Peller, Palon, Cesta, Nana, Sasso Rosso, Cima Uomo, Cima dell’Omet, Pale della Valina e Castellazzo sono i nomi delle nove cime, dei nove silenziosi guardiani che circondano e custodiscono questo eden al riparo dallo sguardo indiscreto del mondo. Sotto di noi vacche, pecore, capre, cavalli e asini pasturano bradi a cercare l’erba più tenera mentre l’impronta umana più evidente è il tetto lucido di Malga Tassulla.

 

Il Pian della Nana costituisce la propaggine a nord del gruppo delle Dolomiti di Brenta ed è uno dei luoghi meno conosciuti di questo sistema montuoso. Qui non ci sono pareti di roccia strapiombanti, né ripidi canaloni, né ferrate vertiginose. Il terreno è di un calcare carsico bianchissimo, sovrastato dalle strutture di arenaria rossa delle cime circostanti. Tuttavia questo luogo infonde pace, una sorta di riconciliazione con gli elementi e con se stessi, che altri luoghi più impervi non concedono.

Dal passo scendiamo fra una miriade di tarassaci in fiore e raggiungiamo la malga. Le marmotte fischiano al nostro passaggio come fossimo pin-up negli anni '50. Alla Tassulla ci sediamo un attimo sulle panche di legno al sole e annusiamo l'aria. Stanno preparando la polenta: un odore irresistibile di mais cotto e di intingoli filtra seducente dall'uscio. Ci mordiamo le labbra. È mezzogiorno passato e non possiamo fermarci. Ma se si chiude una porta si apre un portone: una volta aggirato completamente il monte Peller, ci troviamo davanti alla sagoma squadrata di un rifugio.

 

Avanti, entrate”, dice Rinaldo, il gestore, quando siamo sulla soglia. Dentro, l'ambiente è tutto in legno, con una grande stufa a olle nel mezzo della sala. Ci fa sedere a un tavolo e, avendo 5 minuti liberi, si siede con noi. “Il rifugio Peller è della SAT, ma io lo tengo come fosse casa mia. E alla gente che entra affamata, offro le stesse cose che mangio e che produco io, durante l’inverno, nella mia cantina a Cles: speck, lardo, pancetta, salsicce, crauti, cotechini e Teroldego. Tutti prodotti di prima qualità” - conclude con un sorriso sornione e auto compiaciuto. “Gestisco il rifugio da nove anni e questo posto lo faccio andare avanti come un orologio svizzero. Prima di andare in pensione ero elettricista e sono capace di arrangiarmi in qualsiasi mestiere. Qui - sostiene puntando il dito verso il pavimento e aggrottando le sopracciglia - se non sai arrangiarti non duri tanto. Per farvi capire: avevo un vecchio motore di una fiat 127. Ebbene, l’ho tirato a lucido e adesso non solo mi fa da generatore di corrente, ma, facendo passare acqua fredda nel radiatore mi riscalda anche l’acqua per le docce e la cucina. Questo vuol dire arrangiarsi.

 

Dopo un pranzo abbondante in cui la nostra fame ha fatto a gara con la voglia di Rinaldo di farci assaggiare i suoi prodotti, riscaldati dal vino e rilassati dalla camminata, ci riposiamo sul prato davanti al rifugio.

"Proprio un bel giro" faccio a Efrem, che sta sdraiato a pochi passi da me, tenendo una paglia in bocca e gli occhi chiusi.

"Piaciuto, eh?" mi risponde assonnato."Settimana prossima dove vorresti andare?"

"Facciamo le Ande?"

"Conosco un posticino..."

IL SILENZIO DELLA NATURA
© RIPRODUZIONE RISERVATA

TAGS

COMMENTI

PER INSERIRE UN COMMENTO DEVI ESSERE REGISTRATO



Non sono stati scritti ancora commenti su I panorami tibetani del Pian della Nana. Scrivi tu il primo commento su I panorami tibetani del Pian della Nana

VACANZATTIVA PORTAL