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La nuova frontiera del turismo sostenibile

Alpine Pearls e Bergsteigerdörfer, la vacanza in montagna 'green' e all'insegna della mobilità dolce. Una nuova via dell'offerta turistica, dove amministrazione e comunità uniscono le forze per sviluppare efficaci strategie

Alessandro Cristofoletti

La nuova frontiera del turismo sostenibile
NUOVE STRATEGIE PER IL TURISMO ATTIVO

Perché le persone scelgono di andare in vacanza in montagna? Le prime e più scontate risposte potrebbero essere: per (ri)mettere in moto il proprio corpo e mangiare bene; per immergersi nella natura e nell’identità di un territorio che vive in armonia con essa, ritrovare un ritmo di vita che è più a misura d’uomo rispetto a quello delle città.
Se queste sono le motivazioni di partenza, ci si aspetta che una volta giunti a destinazione, le aspettative siano mantenute. E non è del tutto scontato che lo siano: pensiamo alle code interminabili in autostrada di esodo e controesodo (chi vi parla vive a pochi chilometri dall’A22 del Brennero e vi assicuro che i fumi delle colonne chilometriche ammorbano non solo gli stessi turisti, ma anche gli abitanti della Val d’Adige), agli hotel dormitori, ai ristoranti self service che assomigliano più a mense aziendali o ad autogrill. Non basta quindi avere le montagne per dare ai sogni di chi si mette in viaggio un riscontro tangibile, servono scelte oculate da parte delle amministrazioni e una mentalità proattiva da parte delle comunità montane.

Queste riflessioni hanno mosso e stanno muovendo i passi di due realtà presenti nelle Alpi: Alpine Pearls e Bergsteigerdörfer. Si tratta di associazioni di comuni che in tutto l’arco alpino si distinguono per aver adottato delle politiche di sviluppo e di offerta turistica sostenibile. Ambedue promuovono politiche legate alla Green Economy come il trasporto elettrico, la riduzione di emissioni e l’efficienza energetica, ma ciascuno ha approfondito un aspetto specifico.

Alpine Pearls riunisce 25 municipalità suddivise tra Francia, Italia, Germania, Slovenia, Austria e Svizzera, che si distinguono per l’attenzione verso la mobilità dolce, sfruttando quindi soluzioni ecocompatibili, dalle auto elettriche, ai trasporti pubblici per raggiungere la località di vacanza e gli spostamenti in loco, al calcolo delle emissioni di CO₂ per i mezzi di trasporto e gli hotel. L’esperienza della vacanza cambia radicalmente se si prova a immaginare (per noi italiani risulta difficile) di non spostare l’auto dal garage di casa e di muoversi solo con mezzi alternativi. Queste realtà aderiscono offrendo infrastrutture che permettono di fare ciò. Oltre al loro know how e alle pratiche già presenti sul territorio, devono integrare dei piani pluriennali di sviluppo per incrementare il livello di sostenibilità della propria offerta nel corso del tempo.

I Bergsteigerdörfer sono, invece, letteralmente tradotto, i villaggi degli alpinisti ed esistono, per ora, solo in Austria, ad eccezione di Ramsau, che si trova in Germania. Questi piccoli centri sono orientati alla promozione della vacanza attiva in tutte le sue possibili coniugazioni: escursionismo, arrampicata, canyoning, parapendio, bicicletta. Ci sono anche attività collaterali che arricchiscono l’offerta, ad esempio camminare fino alla malga per mungere le vacche e ‘fare’ il formaggio assieme al pastore (se non avete mai provato a bere il latte appena munto è un’esperienza che vi consiglio). La vacanza attiva è intrinsecamente legata all’esperienza del cibo, che rimane a chilometro zero. L’identità di un luogo passa anche attraverso i piatti e la gastronomia che nei secoli esso ha sviluppato. Ma non solo: l’artigianato e i prodotti locali sono promossi quanto la partecipazione attiva alle tradizioni e in alcuni casi ai lavori (come la mungitura o la fienagione).

Sia nelle Alpine Pearls, che nei Bergsteigerdörfer, l’amministrazione comunale è motivata a comunicare il più possibile la propria politica ai suoi cittadini, attraverso presentazioni pubbliche, sia preventive che consuntive, sulle scelte da fare e le attività svolte. Le comunità, che sono l’anima di un luogo, sono invitate a partecipare attivamente, perché il cambio di mentalità venga dal basso, altrimenti il nuovo sistema non potrà mai attecchire completamente nel tessuto sociale ed economico.

Se pensate al contadino che vi insegna a tagliare il fieno con la falce  o a quello che vi fa fare il burro con una vecchia zangola di legno e provate ad affiancare l’immagine di un hotel con 400 stanze dove i turisti vanno e vengono lasciando dietro di sé solo il denaro e l’odore degli scarichi, senza che abbiano avuto un contatto diretto e profondo con il territorio, vi renderete conto che state mettendo a confronto due modelli di turismo radicalmente opposti. Se vogliamo continuare a far sì che le comunità di montagna conservino la loro identità e la loro capacità di sopravvivere economicamente grazie al turismo, dovremo prediligere le scelte che stanno dietro alla prima immagine.
Il cambio di mentalità dovrà avvenire negli amministratori, ma contestualmente nelle comunità e nei turisti stessi. Si tratta di un processo lungo e complesso, che ha bisogno di pionieri come Alpine Pearls e Bergsteigerdörfer che creino precedenti, che producano una sorta di humus sociale ed economico perché anche altri possano aderire, convincendosi che un altro sviluppo è possibile.
E non è che queste realtà conoscano tutte le soluzioni, ma almeno hanno deciso di porsi delle domande, provando a rispondervi, sperimentando un nuovo modello.

NUOVE STRATEGIE PER IL TURISMO ATTIVO
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