• La Grande Guerra

Il sentiero delle 52 Gallerie

Uno dei monumenti della Prima Guerra mondiale diventa un’occasione imperdibile per fare escursionismo. Un percorso nella memoria, nel ventre del Pasubio.

Il sentiero delle 52 Gallerie
ESCURSIONI NELLA MEMORIA

Io e Nick partiamo che sono le dieci ma il sole è già lì ad arrostirci le nuche. Quella di Nick di più visto che i capelli scarseggiano. Ci tuffiamo nel bosco e saliamo zigzagando ripidi fra i faggi. Ogni tanto vediamo in basso Malga Campiglia, dove abbiamo lasciato la macchina. Frotte di escursionisti risalgono lungo la strada e imboccano le prime gallerie. Sembrano una lunga processione. Non ho mai visto tanta gente in montagna tutta assieme.

La ferrata ci porta sul versante nord, quello esposto al fuoco tedesco e per un po’ non vediamo altro che rocce a picco e scale. Il Pasubio è davvero impervio. Altro che i morbidi declivi dolomitici. Qui la vertigine è ovunque. Dove ti giri c’è un burrone e frontoni di roccia che sembrano appesi con lo sputo alle pareti.

Al termine del tratto attrezzato, la ferrata sale in cresta e permette di ricongiungersi con la mulattiera delle 52 gallerie. Il sentiero ci fa scendere un pochino fra i ghiaioni e tornare sul versante sud, quello protetto, quello che l’esercito italiano utilizzò per scavare quei 52 tunnel che permettevano alle retrovie di raggiungere la parte sommitale del Pasubio. Lassù, infreddoliti e sotto tiro, abitavano i soldati a bada dei cannoni a lunga gittata, i cui colpi attraversavano la Val di Terragnolo e finivano sui forti austriaci di Folgaria. I tedeschi, ovviamente rispondevano con la stessa moneta e il versante sud, essendo fuori dalla vista degli artiglieri nemici, era strategicamente il più adatto per ospitare una via di collegamento.

La strada, per l’epoca in un cui fu costruita e per la rapidità con cui fu ultimata, è un capolavoro d'ingegneria militare. In poco meno di 10 mesi (dal febbraio 1917 al novembre dello stesso anno) la 33° Compagnia minatori del 5° Reggimento dell’Arma del genio dell’Esercito italiano costruì una mulattiera lunga 6.555 metri e larga in media 2 metri e mezzo, che permetteva il passaggio di due muli carichi di salmerie contemporaneamente. Di questi 6,5 chilometri, quasi 2 e mezzo sono composti dalle 52 gallerie, scavate per superare i tratti a strapiombo e i maggiori dislivelli.

ESCURSIONI NELLA MEMORIA
NEL VENTRE DELLA MONTAGNA

Io e Nick iniziamo a risalire i tunnel uno dopo l’altro. Accendiamo i frontalini poiché in alcuni il buio è quasi totale e si inciampa facilmente in qualche sasso o nei gradini di roccia. All’ingresso di ogni galleria è presente un’iscrizione con la lunghezza in metri e una dedica a un corpo o a una persona. La più lunga di tutte, la 19°, che misura 320 metri, ha un tracciato elicoidale a 4 tornanti, all'interno di un gigantesco torrione di roccia. Anche la successiva n. 20 è scavata all'interno di un torrione roccioso e, per superare il notevole dislivello, si avvita su sé stessa come un cavatappi.

Senza rendercene conto percorriamo parecchi chilometri e risaliamo di quasi 1000 metri rispetto al punto di partenza. Il dislivello è consistente ma la pendenza è sempre talmente regolare che la salita quasi non pesa. Le gallerie non sono ancora finite che raggiungiamo il punto più alto, sui 2000 metri. Da qui vediamo tutto l’altipiano che si staglia davanti a noi, spoglio e costellato di buche. Questa montagna 100 anni fa fu teatro di uno dei più cruenti e insulsi scontri della prima Guerra Mondiale. A vederla oggi è un posto come un altro. I cardi e le negritelle occupano i solchi delle bombe e invece dei muli carichi di proiettili da cannone, la strada delle gallerie è attraversata da famiglie con gli zaini carichi di panini.

Ma il cammino non è ancora finito. Riprendiamo il sentiero e siamo nuovamente sotto terra, dove, appena entrato, un bambino di otto anni mi acceca con la sua pila superpotente e se ne va via ridendo. La mulattiera ora non sale più, anzi scende leggermente, fino a che, percorso l’ultimo tunnel, sbuchiamo a pochi passi dal rifugio Papa.

Io mi siedo un attimo, Nick fa qualche foto. Poi apriamo gli zaini per mangiare e io mi accorgo di aver perso il navigatore gps. Per un istante penso di tornare indietro a cercarlo. Poi ci ripenso. Sarà finito in qualche anfratto dentro una delle 52 gallerie. E chi lo trova più?

NEL VENTRE DELLA MONTAGNA
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