• Unesco in bici

Il Cenacolo di Leonardo

Ci ricongiungiamo a Milano dopo una visita alle fidanzate. La città è caotica, rumorosa. Ci lasciamo alle spalle tutto ed entriamo nel silenzio e nella pace del convento di Santa Maria delle Grazie

Il Cenacolo di Leonardo
L'ULTIMA CENA

Domenica sera ci ritroviamo tutti a Milano. Le biciclette sono rimaste a riposo per un paio di giorni. Tutto sommato siamo riusciti a unire l’utile al dilettevole. Abbiamo rivisto, anche se per mezza giornata, le nostre rispettive fidanzate (a parte Marco, ma per vedere la sua avrebbe dovuto prendere un aereo per Londra) e siamo riusciti a non spezzare la linea ciclistica che portiamo avanti ininterrotta da circa una decina di giorni e che ci ha visto percorrere verso ovest la valle dell’Adige, la valle dei Laghi, la Val Camonica, la Valtellina, superare il Bernina, scendere verso l’Italia per la Val Chiavenna, costeggiare il lago di Como, ritornare a est verso Crespi d’Adda e muovere nuovamente a ovest verso Milano. Qui siamo ospiti nella casa della ragazza di Michele.

L’indomani mattina, alle nove e mezza in punto, siamo davanti ai cancelli del vecchio refettorio del convento di Santa Maria della Grazie, dove, da più di cinquecento anni, ci aspetta, dipinta su una parete interna, una delle più studiate, famose, significative, travagliate e misteriose opere pittoriche della storia dell’umanità: l’ ”Ultima cena” di Leonardo Da Vinci, commissionata nel 1495 dal duca di Milano, Lodovico Sforza, e conclusa nel 1498. Curiosamente una sola pittura, peraltro rovinata, è bastata per ottenere il riconoscimento da parte dell’UNESCO, a premiare il valore assoluto di quest’opera, come espressione del genio di una figura, come quella di Leonardo Da Vinci, ancor oggi così affascinante.

Dal piazzale di Santa Maria delle Grazie, sotto l’omonima chiesa, veniamo accompagnati all’interno del refettorio, attraverso le porte che sigillano la stanza. Abbiamo così l’onore, il privilegio, di stare a tu per tu con l’Ultima cena per quasi due ore. Dopo secoli di deperimento, di interventi e ritocchi, è stato compiuto uno dei più lunghi e importanti restauri della storia dell’arte. In 22 anni di lavoro, dal 1977 al 1999, sono stati tolti gli strati superiori di pittura e sistemati i problemi dell’intonaco, per arrivare a rivelare l’originale, rovinato ma ben visibile. Quelle figure sbiadite, opache, sbriciolate, assumono con il degrado un carattere ancora più affascinante.

L'ULTIMA CENA
L'ARTE DI LEONARDO

L’Ultima cena sopravvisse ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, quando, nel 1943, la chiesa ed il convento vennero quasi completamente rasi al suolo; tra le poche pareti che rimasero in piedi la più importante si salvò, tenendo in vita quest’opera, simbolo dell’arte di Leonardo che in un’immagine sola, riuscì a rappresentare il tumulto di emozioni scatenato dalla rivelazione di Gesù agli Apostoli: ”Uno di voi mi tradirà”.

Ogni corpo, ogni volto segna la catarsi del momento: Pietro impugna un coltello, prefigurando la reazione violenta del momento in cui taglierà un orecchio alla guardia che arresterà Gesù; Giuda, colpito dalla rivelazione è nell’atteggiamento di chi, tristemente, conosce già il nome del traditore; tutti gli Apostoli sono affannati ad assolversi o a discutere tra loro in disparte, sconvolti dalle parole del Maestro; Gesù è invece al centro della tavola eppure emotivamente distante, afflitto dalla consapevolezza del suo destino.

Dopo le foto e le riprese riprendiamo la metro e torniamo da Elena, la quale ha pensato di organizzare una cena con alcuni suoi amici. Dopo cena si accende la tv. Gioca l’Italia, ma la tv prende male e noi facciamo fatica a capire perfino chi siano le squadre e i giocatori in campo. Alla fine però un dato è chiaro. L’Italia ha perso. Delusi, ma non troppo, andiamo a dormire. Nonostante tutto, noi si va in bici e i mondiali li vediamo lontani lontani. Oltretutto domani c’è un tappone che ci aspetta. 160 km, da Milano a Torino, e le previsioni sono tutte d’accordo: acqua, acqua, acqua.

 

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L'ARTE DI LEONARDO
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