• Unesco in bici

Il centro storico di Firenze

Facciamo i turisti. Ci squagliamo nel caldo e nell’allegria del meraviglioso centro città rinascimentale. Passiamo in rassegna i monumenti più importanti, sentendoci scolari in gita

Il centro storico di Firenze
SENZA SOSTA, FIRENZE CI ASPETTA

Oggi quattro ore di strada, da Pisa a Firenze, con l’orizzonte che si alza lentamente, risalendo il corso dell’Arno. Troviamo il campeggio vicino a piazzale Michelangelo, sulla collina, da dove si può vedere tutta Firenze: Palazzo Vecchio e la cupola del Brunelleschi spuntano sopra tutto il resto. Domani gireremo tra le strade di questa città come formiche, cercando di vedere, scoprire, riprendere il maggior numero di cose.

Siamo già alla decima tappa del nostro percorso. Davanti a noi, ancora 34 siti. Adesso i ritmi del viaggio, nonostante le differenze da sito a sito, hanno raggiunto maggior ordine. Dopo le prime settimane di rodaggio, siamo completamente immersi nel viaggio, stivati negli spazi millimetrici di Van Mac, costretti a cercare l’intimità andando a lavare i piatti o in bagno. Questa esperienza riempie e contemporaneamente svuota, cancella la vita “normale”, che è lasciata a riposare in angoli abbandonati del cervello, in attesa di essere rispolverata dopo il ritorno a casa.

Viaggiare: curioso fenomeno. Passare in tutti questi luoghi, diventarne abitanti e poi ripartire; tornare a lanciarsi sull’asfalto, in sella alla propria bici, superando lentamente le distanze per raggiungere mete spesso ignote. Essere sempre straniero, sempre turista, sempre di passaggio, essere sempre, appunto, viaggiatore. Conoscere il luogo quel tanto che basta per aver voglia di saperne di più, ma poi doverlo lasciare. Vedere i paesaggi che cambiano, e con essi le persone, i dialetti; sotto un cielo in continuo movimento, sfiorando la vita di centinaia di paesi, di migliaia di persone, condividendo istanti, chiacchiere, sguardi, imprecazioni.

SENZA SOSTA, FIRENZE CI ASPETTA
UN PATRIMONIO DELL'UMANITA'

In un mattino che preannuncia una giornata afosa, il responsabile UNESCO di Firenze Carlo Francini ci viene a prendere all’entrata di Palazzo Vecchio. Con lui saliamo i piani dell’edificio, passando per le sale addobbate di enormi dipinti che celebrano la gloria militare della Firenze medioevale e rinascimentale: i soffitti in legno sono sgargianti, lucidi di fitte decorazioni in oro.

Raggiungiamo la terrazza e attraverso un angusto passaggio saliamo i gradini che ci portano in cima alla torre, dove possiamo accedere alla vista completa della città, cinta in lontananza dalle colline; il centro ci gira intorno: i palazzi, le chiese, il Ponte Vecchio, la cattedrale, il giardino di Boboli. E’ proprio vero quello che si scrive nella dichiarazione dell’inclusione di Firenze nel patrimonio UNESCO, nel 1982: chiedere una spiegazione al perché del suo riconoscimento sembrerebbe una presa in giro: in effetti non c'è bisogno di alcuna giustificazione per capire che Firenze è un Patrimonio dell’intera umanità, basta uno sguardo da quassù.

La nostra visita, come in ogni altro sito, sarà purtroppo breve. Ma qui il peso di questa brevità si fa sentire di più. C’è veramente tanto che merita la nostra attenzione e le nostre gambe devono tenere il passo della curiosità. Dopo Palazzo Vecchio, il municipio della città e uno dei simboli mondiali dell’architettura civica risalente al 1300, dopo Piazza della Signoria con la Loggia dei Lanzi, che custodisce alcune fra le più famose sculture dell’arte italiana, ci dirigiamo verso il Duomo.

Ogni volta che si guarda questo edificio, assieme al Battistero e al campanile di Giotto, si rimane spiazzati dalla sua ricchezza e imponenza. Esso si staglia attraverso le case e i tetti del centro con una naturalezza che quasi non lo fa sembrare antico. Sotto questa costruzione, che è una delle più grandi del Rinascimento, sia per bellezza che per dimensioni che per importanza, non ci sentiamo piccoli bensì ci solleviamo nella contemplazione di tanta magnificenza e ci sentiamo fieri di essere nipoti della cultura che forgiò un tale gioiello.

Dopo il Duomo siamo alla Basilica di Santa Croce, una delle massime rappresentazioni del gotico in Italia. All’ombra della chiesa il profilo di Dante scruta severo la piazza, in un’espressione donatagli da Enrico Pazzi a metà del 1800.

Ponte Vecchio e Piazzale Michelangelo coronano il nostro giro per il centro storico di Firenze. La pioggia nei pressi del primo e uno spettacolare tramonto dal panoramico balcone del secondo ci fanno rimpiangere la nostra imminente ripartenza.

 

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