• Unesco in bici

La Valle dei Templi

La Sardegna lascia il posto alla Sicilia, Efrem lascia il posto a Marco. Dopo la vacanza si torna a far chilometri sui pedali, in uno dei parchi archeologici più belli e grandi del mondo.

La Valle dei Templi
DALLA SARDEGNA ALLA SICILIA

Giorni di vacanza assoluta, trascorsi su spiaggette o immersi a fare snorkeling nel mare fra Cagliari e Villasimius. Ieri mattina Efrem ha preso l’autobus per l’aeroporto; è volato verso nord, a seguire gli studi forestali e la passione per alberi e pennuti. Alessandro ed io rimaniamo ora soli a trascinare avanti questi giorni di fiacca fisica e professionale.

Ma la pacchia finisce in fretta e in men che non si dica siamo nuovamente su Van Mac, in procinto di imbarcarci per Palermo, di nuovo proiettati nella costante instabilità psico-fisico-geografica del viaggio.

Ci imbarchiamo alle sette di sera e scendiamo a Palermo alle otto del mattino, dopo una notte trascorsa sul comodo ponte di ferro del traghetto.

Scendiamo dalla nave e già avvertiamo la Sicilia, con le grosse montagne aride e rocciose che circondano la città, regolata da un nuovo stile di guida, un po’ creativa. Tra i bastioni bianchi di pietra e i pendii infuocati dal giallo dell’erba secca, il mare mosso segue la nostra strada verso l’aeroporto.

Nella zona arrivi, Marco Zanetti salta sulla baracca mobile a inaugurare l'ultima, definitiva composizione del gruppo di avventurieri.

Arriviamo al campeggio, dove, attendendo il lungo viaggio di domani, entriamo ancor di più a contatto con la Sicilia: zio Antonio, pensionato, lavapiatti, cabarettista e uomo di cultura ci introduce alla Sicilia, mescolando argomenti seri, barzellette e prese in giro, accanto a qualche buona fetta di panelle siciliane.

DALLA SARDEGNA ALLA SICILIA
PALERMO, LE MONTAGNE E LA CAMPAGNA DI FUOCO

Salgo in bici e parto in anticipo, avvantaggiandomi sul camper. Entro a Palermo, che mi accoglie con la sua bellezza, quasi commuovente, così diversa dagli standard nordici; un’altra Italia, caotica, chiassosa, colorata, un po’ sporca: una poetica, barocca confusione.

Uscito dal capoluogo della regione affronto le prime rampe della traversata fino ad Agrigento; le montagne crescono ai miei lati, dolci pendii e massi rocciosi, puntellati di pale eoliche. I paesi si fanno più radi e la strada diventa una striscia di asfalto in mezzo alla campagna arida, con qualche pezzo di terra bruciacchiato da piccoli incendi. Lentamente raggiungo il valico e comincio a scendere verso la costa.

Dopo la discesa, gli ultimi trenta chilometri sono infernali: con il vento che si accanisce soffiando in direzione contraria, le leggere salite diventano montagne da superare; sui ponti viene quasi paura di essere buttati di sotto da queste violente folate. Arrivo finalmente ad Agrigento, dove mi perdo un po’ fino a ritrovare la strada giusta, che mi introduce alla Valle dei Templi. In lontananza, tra le colline secche, spuntano le colonne, i capitelli, i templi del parco archeologico più grande del mondo.

Con poche pedalate in più arrivo al campeggio e trovo i camperisti, sistemati da poco. Domani torneremo su quelle colline, camminando di tempio in tempio, tra le testimonianze lasciate dagli antichi Greci, a partire dal VI secolo a.C., nell’antica città di Akragas.

PALERMO, LE MONTAGNE E LA CAMPAGNA DI FUOCO
TRA LE ROVINE DELL'ANTICA AKRAGAS

A piegarci il parco è Pietro Meli, direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, creato nel 2002, cinque anni dopo la nomina UNESCO del 1997. Per le riprese al sito scegliamo le ore del tardo pomeriggio per catturare la luce del tramonto.

Agrigento, come tutta la Sicilia, conserva una forte eredità storica, mescolatasi nel tempo alle tradizioni e alla cultura, fino a penetrare nel patrimonio genetico delle persone che la abitano.

Fondata nel VI secolo a.C. dai Greci, con il nome di Akragas, la città fu conquistata e incendiata dai Cartaginesi nel 406 a.C.; più tardi passò sotto il dominio romano, subendone le trasformazioni e conservandone le testimonianze. Nell’epoca cristiana del VI secolo d.C., San Gregorio, vescovo di Agrigento, sfruttò il tempio della Concordia per trasformarlo in chiesa, salvando il monumento dalla rovina e conquistandosi così, in tempi recentissimi, la nomina a protettore dei restauratori e conservatori. Dopo il passaggio degli arabi e dei normanni, dopo i cambi di nome da Kirkent a Girgenti, Agrigento divenne tale solo nel 1929, in epoca fascista.

La Valle dei Templi è uno dei simboli della Sicilia. Da qui scorgiamo il mare a sud e i grandi palazzi della città a nord. Sul terreno sono sparse migliaia di tonnellate di pietra che un tempo completava templi e edifici dell’importante centro di Akragas, zona di confine tra la Sicilia Greca e quella Cartaginese.

Oggi questi monumenti conservano parte della loro bellezza, evocando l’antico e inimmaginabile splendore. Oltre al forte impatto visivo che ci suscitano, però, sentiamo mancare in loro qualcosa, ossia la funzione per la quale vennero costruiti. Chi eresse questi edifici vedeva in loro il luogo in cui venerare le divinità, dove celebrare il mistero della vita e la grandezza delle forze della natura; allora questi templi non erano, come oggi, tracce immobili di una grandezza passata, ma strutture vitali, protagoniste della vita di ogni cittadino.

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TRA LE ROVINE DELL'ANTICA AKRAGAS
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