• Unesco in bici

La Venaria Reale

Buchiamo due volte, ci perdiamo due volte e per due volte la pioggia ci bagna i sentimenti. Poi troviamo la strada di casa e visitiamo la Reggia della Venaria Reale alle porte di Torino

La Venaria Reale
PIEMONTE...BAGNATO

Oggi tappone da 160 chilometri. Si parte dopo le otto da Milano, sotto una pioggia allegra. Ben presto ci impantaniamo nel labirinto cittadino perdendo i contatti con i camperisti. In men che non si dica buchiamo una ruota; la sistemiamo ma non troviamo il pezzo di vetro incastrato nel copertone; ripartiamo e dopo poche centinaia di metri buchiamo ancora. Dobbiamo chiamare l’assistenza bici, che galoppa verso di noi attraversando le trafficate arterie milanesi a bordo del camper viola e verde Van Mac. Ri-montiamo la ruota e torniamo sulla retta via.

Penetriamo finalmente in aperta campagna, la pioggia smette di martellare sulle ventine. Giunti in Piemonte, nella Lomellina, perdiamo di nuovo i contatti con il camper, i piloti impostano le coordinate sul navigatore e ci raggiungono per il pranzo. Dopo il panino ci liberiamo della mantellina e ci avviamo sotto un cielo finalmente macchiato di blu. La campagna adesso profuma di pioggia, dai prati si alza l’odore dell’erba fermentata e l’asfalto emana calore sulle nostre caviglie che ritmicamente continuano a macinare chilometri. Raggiungiamo il Monferrato, spuntano le colline, puntellate di campanili e castelli.

A cinquanta chilometri dall’arrivo comincia di nuovo la pioggerellina, che in breve cresce di intensità per poi rovesciarsi violentemente sulle nostre schiene. Questi ultimi chilometri ci rendono degli eroi, due "Ulisse" in mezzo alla tempesta. L’acqua, dall’asfalto, schizza dappertutto, ci rimbalza in faccia; le auto e i camion ci superano annegandoci di schizzi. Nel percorso verso il paese di Druento, dove troveremo l’area di sosta camper, sbagliamo qualcosa e ci troviamo inghiottiti nella tangenziale, tre corsie di intenso traffico e camion a clacson spiegato. Superiamo anche questa, domandiamo informazioni, e dopo 196 chilometri (160 regular + 36 fuori programma), finalmente, arriviamo al campo base.

PIEMONTE...BAGNATO
L'ANTICA REGGIA DEI SAVOIA

La pioggia dura tutta la notte. Cala di intensità solo al mattino e cessa solo al nostro arrivo alla Venaria Reale, il nostro nuovo sito Unesco alle porte di Torino. Appena in tempo. All'entrata veniamo ripresi e intervistati da Venaria TV, la web TV locale, prima di essere raggiunti ed accolti da Matteo Fagiano, dell'ufficio comunicazione e Tomaso Ricardi Di Netro, responsabile dell'attività espositiva.

Entriamo nell’ampio piazzale davanti alla reggia, costruita nella seconda metà del seicento da Carlo Emanuele II e ingrandita nei decenni dai suoi successori. In un’area di otto ettari, tra palazzo e giardini, circondata dai trenta ettari del parco di La Mandria, sta l’antica riserva di caccia dei Savoia.

Dopo la conquista napoleonica, la reggia perse progressivamente l’antico splendore e vitalità, fino a essere trasformata in una semplice caserma militare, spogliata degli arredi più preziosi, trafugati o trasportati in altre residenze. Dopo gli anni ‘50 del ventesimo secolo, tutto il complesso di edifici venne completamente abbandonato, compresa la chiesa, che divenne un bivacco per zingari e vagabondi.

Questa raffinata residenza, così assurdamente trascurata, invasa dalla vegetazione fin sopra i tetti, fu riscoperta e avviata al recupero nel 1995, nel più grande cantiere di restauro in Europa. I lavori finiranno finalmente nel 2011, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Visitiamo i giardini, riesumati dal bosco nel loro disegno originale; poi continuiamo all’interno, nella sala d’accesso, usata per accogliere ambasciatori ed ospiti illustri, e nella grande e luminosa sala di Diana, dove la famiglia reale tutti i giorni faceva la passeggiata d’onore davanti ai cortigiani.

Come tengono a spiegarci i nostri Ciceroni, l’obiettivo è quello di rendere la reggia un luogo da vivere oltre che da visitare, arricchendola di mostre, esposizioni, integrazioni artistiche di autori contemporanei, intrecciando il rispetto filologico nel restauro, con la vitalità nel presente.

Ritorniamo al campo base pensando già alla tappa di domani: 150 chilometri di saliscendi, probabilmente sotto la pioggia, verso la Liguria, alle porte di Genova. Ma dopo la tappa di ieri questo non ci spaventa più: siamo diventati degli anfibi…

 

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L'ANTICA REGGIA DEI SAVOIA
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