• Unesco in bici

Le Cinque Terre

Lasciamo la primavera piovosa per tuffarci nell’estate assolata. Michele ci lascia per un po' e io rimango l’unico ciclista. Mi consola un paesaggio indescrivibile, che cambia metro dopo metro

Le Cinque Terre
SI PARTE DA GENOVA... SOTTO LA SOLITA PIOGGIA

Ci svegliamo con la pioggia che picchietta sul tetto del camper; le previsioni del tempo ci avevano avvertito. Posticipiamo di un'ora la partenza, sperando che il tempo migliori, ma la tempesta ci sta aspettando. Scendiamo la collina del campeggio e seguiamo la strada che ondeggia tra il lungomare e le colline, ultime propaggini delle Alpi Marittime. La pioggia comincia ad aumentare di intensità, le gocce si trasformano in proiettili che ci picchiano le braccia e le gambe nude, i piedi sono immersi e sommersi nelle scarpe inzuppate d'acqua. Nel giro di pochi minuti, la strada diventa un fiume in piena, l'acqua inghiotte le gomme delle nostre biciclette. Per venti minuti siamo sommersi, anche le macchine sono costrette a fermarsi per evitare di perdere il controllo.

Finalmente la pioggia ritorna ad un'intensità normale, come da copione in quest'ultima settimana. I settanta chilometri fino a Levanto, però, sono più lunghi del previsto: nuove salite continuano a presentarsi, inaspettatamente lunghe, condite da un forte vento contrario e da un freddo anomalo, che ci ghiaccia piedi e mani, e trasforma una tappa relativamente corta in una tortura. Teniamo duro e raggiungiamo il campeggio, ricongiungendoci con il camper per tuffarci immediatamente in una trionfale doccia calda.

Domani Michele ci lascerà per fare un salto a Milano a sistemare la tesi. Noi rimarremo qui a goderci un'altra giornata di pioggia davanti alla partita della Nazionale.

SI PARTE DA GENOVA... SOTTO LA SOLITA PIOGGIA
VERSO LE CINQUE TERRE

Michele ci abbandona alle cinque di mattina. Dalla stazione di Levanto, dopo i dovuti scali, raggiungerà Milano per correggere la tesi di laurea che, dopo ogni giornata di pedalate, lo fa lavorare anche di notte. Dopo l’incontro con il relatore, tornerà lunedì, pronto nuovamente per salire in sella.

Nel frattempo ci godiamo una tranquilla giornata senza problemi di sveglia. Facciamo un giretto per Levanto, lavorando un po' con la camera e con la macchina fotografica. In campeggio ci spendiamo per pulire i vestiti sporchi, che da giorni infestavano il bagno-stiva del nostro camper. Poi andiamo a vedere la partita dell’Italia: come al solito perde.

La sera mangiamo una pizza in paese, organizziamo la giornata di domani: il viaggio sarà di soli trenta chilometri, anche se pieni di salite. Nel primo pomeriggio troveremo Marzia, del Parco Nazionale delle Cinque Terre, che ci condurrà tra le bellezze di questo Patrimonio Unesco. Dormiremo in un vero letto, in una casetta messaci a disposizione dal Parco: Van Mac dovrà restarsene solo soletto in un parcheggio sopra Riomaggiore.

VERSO LE CINQUE TERRE
TRA MARE E ROCCIA

Partiamo da Levanto, senza Michele che è ancora a Milano, sono l’unico ciclista. Il camper mi segue a ruota lungo la ripida salita nell’entroterra ma già dopo pochi chilometri l’ammiraglia arranca, fino a mandare in ebollizione l’acqua: la squadra camper si deve fermare e lasciar riposare il mezzo. Ne approfitto per portarmi in vantaggio, salendo di quota e raggiungendo una vista meravigliosa; da quassù le colline, come sipari, mi svelano il mare lucente, in questo primo giorno d’estate.

Continuo l’arrampicata fino ad arrivare al bivio che mi porta sulla strada litoranea delle Cinque Terre. La vegetazione ai lati della strada lascia traspirare il calore del sole, che raggiunge le mie gambe. Il mare è dipinto di diverse tonalità di azzurro, invita a tuffarvisi dentro. Da questa posizione riesco a vedere un lungo tratto di costa, dove i paesi conquistano lo spazio vitale tra i ripidi versanti della montagna. Mi abbasso di quota, raggiunto di nuovo dai camperisti, fermi ad ogni tornante per riprendere questo paesaggio.

Dove la montagna si congiunge al mare, in una stretta insenatura, c’è il paese di Riomaggiore, raccolto tutto intorno al suo porticciolo, con gruppi di pensionati seduti accanto alle barche in secca. Le colline aspre intorno alla baia ostacolano il passaggio, isolando il paese dal resto del mondo, racchiudendolo nella sua singolare realtà. Le case, strette e alte, sono appoggiate alla roccia, arroccate sugli scogli.

Siamo accolti da Marzia. Lasciamo il camper fuori dall’abitato e trasportiamo attrezzatura e viveri in una delle casette del porto.

Verso sera prendiamo la Via dell’Amore, un sentiero scolpito tra i pendii rocciosi che si tuffano nel mare, trasformandosi in scogli; qui la bellezza del paesaggio diventa quasi commuovente. Un breve aperitivo al tramonto e poi a casa a riposare. Superando il portico e diverse rampe irregolari di scalette, ci sembra di essere dentro ad un presepio: rimpiccioliti e precipitati in un paese di carta, ammiriamo estasiati l’immagine da favola di cui facciamo parte.

 

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TRA MARE E ROCCIA
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