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Le fantasie d'acqua di Villa d’Este

Oggi niente bicicletta. Entriamo in un piccolo paradiso fatto di giochi d’acqua, passaggi segreti, cascate e piante rare. L'autocelebrazione di un Cardinale.

Le fantasie d'acqua di Villa d’Este
NELLA VILLA DEL CARDINALE

Per oggi niente bici. Sì, perché il sito Unesco successivo si trova a pochi passi da quello precedente. Villa d’Este si trova anch’essa a Tivoli e questo ci consente di far riposare per un giorno ancora i quadricipiti, in attesa della discesa nella piana rovente di Roma.

Montiamo su ‘Van Mac’ e lasciamo il campeggio per andare in centro. Qui, dopo circa mezz’ora di ricerca, riusciamo finalmente a trovare un congruo parcheggio. Prendiamo armi, bagagli e attrezzatura e ci avviciniamo all’ingresso della villa.

Nella metà del Cinquecento, il facoltoso Cardinale Ippolito d’Este, nominato governatore di Tivoli, volle trasformare con il suo denaro la dimora a lui assegnatagli, un ex convento benedettino. Dal 1549 fino alla sua morte, nel 1572, Ippolito commissionò e seguì gli interventi sulla villa e sul giardino sottostante, facendo decorare di affreschi le sale interne e adattando la forma della collina alle esigenze del grandioso parco in costruzione.

Tutta la villa fu riempita di rimandi al paganesimo, spesso accostando la figura del cardinale a quella di Ercole - mitologico antenato della famiglia Este - ostentando sulle pareti della casa tutte le sue supposte virtù affiancate alla vita dell’eroe greco, nell’auspicio di raggiungere quello che Ippolito considerava il risultato più abito di tutti: la nomina a Pontefice.

Tuttavia il Cardinale non era ben visto dai centri del potere ecclesiastico, nonostante egli dimostrasse d’essere, nei confronti dei suoi colleghi dell’epoca, un ‘campione’ di castità, possedendo una sola amante e un solo figlio illegittimo. Non solo non fu in grado di diventare Papa, ma nel 1555 fu addirittura cacciato fuori dai confini dello Stato Pontificio.

NELLA VILLA DEL CARDINALE
TRA FONTANE E MARMI COLORATI

Entriamo nella dimora di un uomo che intendeva celebrare la propria grandezza attraverso un elemento, l’acqua. Ippolito d’Este fece portare in questo luogo anche molte statue e decorazioni rinvenute e sottratte nel sito di Villa Adriana, nel tentativo di emulare il gusto del grande Imperatore romano per le fontane, le cascate e gli zampilli.

Le costruzioni erano, all’interno e all’esterno, decorate con coperture di preziosi marmi colorati, importati da tutto il bacino mediterraneo, o da affreschi, di cui rimangono poche tracce. I mosaici, infine, impreziosivano i pavimenti.

Dopo la visita, lasciamo a malincuore l’aria frizzante e i colori del giardino per tornare fuori, nei rumori e nel caos del traffico. Una porta basta a separare due mondi diversi. In uno regna la pace, la natura e la tranquillità, nell’altro regnano il vociare chiassoso, i rumori di macchine e cantieri.

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TRA FONTANE E MARMI COLORATI
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