• Unesco in bici

Le incisioni rupestri in Val Camonica

I primi chilometri, nell’estremo nord Italia. Valichiamo una montagna dopo l’altra, fino in Val Camonica, valle di popoli antichi e accoppiamenti cosmici fra le montagne. Un luogo magico, in cui la natura nasconde molti segreti di un passato perduto

Le incisioni rupestri in Val Camonica
PARTE L'AVVENTURA

Dieci di mattina del 3 giugno. Sullo sfondo del Duomo di Trento, il camper verde e viola di “UNESCO IN BICI”, ribattezzato ‘Van Mac’ per l'occasione, si circonda di fidanzate, amici e parenti. Ci raggiunge il padrino Cesare Maestri, il veterano dell'alpinismo trentino. Ci augura buon viaggio, e battezza l’avventura.

Ci prepariamo, salutiamo tutti e diamo il via, alle bici e al progetto: io e Michele saliamo in sella, spingendo le prime pedalate. Nel camper ci sono Alessandro e Marco, che fa le prime riprese e scatta fotografie.

Cominciamo la tappa, quasi ottanta chilometri nel grembo del Trentino, accompagnati dal caldo di questa bella mattinata, fino alla punta sudoccidentale della provincia, sul lago d’Idro; seguiti dal profumo del sambuco in fiore o del fieno maturo, e dallo svolazzare degli ultimi batuffoli di polline. Le montagne, ancora striate di neve, ci guardano impassibili.

Finalmente qui, finalmente insieme: io, di ritorno dall’Erasmus in Spagna, incastrato dalle necessità universitarie e trafitto da uragani affettivi; Marco, arrivato da due giorni da Londra, smarcato dai vecchi impegni e incalzato da quelli futuri; Michele, ancora in piena preparazione della tesi di laurea in ingegneria aerospaziale, costretto ad allenarsi con il computer legato alla cyclette; Alessandro, l’organizzatore, sepolto dagli oneri della preparazione ma sopravvissuto a stress e ansia. Siamo lanciati in questo viaggio, a caccia dell’Italia e dell’italianità, alla scoperta del suo vero significato e del suo vero carattere, trascinati in questa circumpedalata, ad assorbire l’energia e la vitalità di questa terra intrisa di storia.

 

L’indomani partiamo alle nove dal campeggio, lasciando Marco e Alessandro a sistemare le ultime cose. Mentre loro fanno la spesa, Io e Michele entriamo in provincia di Brescia e cominciamo la salita, da Ponte Caffaro, a circa 400 metri di altitudine, verso il passo Crocedomini, a 1985 metri. Saliamo tra le sinuose curve che costeggiano la montagna, verso il paese di Bagolino. Da un lato la roccia nuda, dall’altro il balcone sulla vallata del lago d’Idro, dentro l’abbraccio delle montagne, appena svegliate dall’alba; i tornanti ci portano ad abbandonare definitivamente il panorama lacustre, proseguendo a picco sulla gola solcata dal torrente.

Dopo Bagolino cominciamo il passo, in costante e lenta ascesa; con Michele sembra di essere al bar: tra un’ansimata e l’altra, sotto gli effetti dell’ebbrezza atletica, si parla di ciclismo, dello stratega Coppi e del muscolare Bartali, mentre superiamo i tornanti tra l’odore di alpeggio della merda di vacca e il rumoroso sfrecciare delle moto. Arriviamo così in cima, in un paesaggio fantastico, fiancheggiati dalle lingue delle ultime nevi, finalmente raggiunti dal camper. Da lì ci liberiamo nella discesa, inghiottiti dalla Valle Camonica, verso Capo di Ponte, capitale delle incisioni rupestri.

PARTE L'AVVENTURA
LE INCISIONI RUPESTRI

Eccoci al primo sito UNESCO, il primo ad essere stato riconosciuto in Italia, nel 1979.

La nostra guida è Emilio Visconti, della Comunità Montana della Valle Camonica, milanese di nascita, camuno acquisito.

Nelle riserve di Naquane e Seradina - Bedolina a Capo di Ponte troviamo i boschi nei quali i Camuni, a partire dall’VIII millennio avanti Cristo, scolpirono le loro opere d’arte. Levigati dall’incedere del tempo si intravedono i segni degli strumenti e delle pratiche quotidiane, dei sogni e delle paure del popolo che un tempo visse in questa valle, chiusa su tre lati da fitte catene montuose.

Le figure riposano su lastre di arenaria limata dal passaggio dei ghiacciai. Con il ritiro delle nevi perenni, i boschi presero il posto delle morene e delle rocce affioranti, coprendo con strati di muschio queste testimonianze. Tuttora, per scoprire i graffiti di questa antica tribù arrivata dalle Alpi Retiche, ci si deve addentrare in una rigogliosa vegetazione.

Probabilmente a incidere le rocce erano i sacerdoti-capotribù di popolazioni inizialmente solo di passaggio, che scolpivano le figure in seno a riti religiosi, iniziatici o propiziatori, sui declivi di questa vallata avvolta da una forte energia mistica ancestrale.

Sopra Capo di Ponte, il sole, sorgendo dalle spalle rocciose del fallico Pizzo Badile, attraversa il cielo fino a tramontare tra le pareti della Concarena, la montagna femmina, inclinate nella forma di una vulva femminile, compiendo ogni giorno un rito cosmico di fertilità.

Ci riesce difficile osservare questi ideogrammi, a volte articolati e confusi, a volte molto semplici e chiari, senza interrogarci sui cambiamenti che sono avvenuti nell’uomo da allora a oggi, visto che si parla di un’età in cui iniziavano a comparire le prime forme di scrittura. Riusciamo però a notare anche delle evidenti somiglianze e affinità fra gli antichi cantori di un mondo remoto e misterioso e noi, viaggiatori e rappresentanti del nostro tempo. Il tratto comune che appare come il più lampante e coinvolgente è il percepire, dall’altra parte, dalla parte di chi 10.000 anni fa scolpì con un martellino queste rocce eterne, un uomo, una persona con dei sogni, delle preoccupazioni, dei divertimenti, ma soprattutto con l’esigenza di immortalare sia oggetti concreti, come carri o soldati armati, sia proiezioni fisiche di concetti astratti, come la morte o la felicità.

Dopo la prima vera giornata di riprese e interviste, affaticati ma soddisfatti, ci ritempriamo dentro il nostro ‘Van Mac’, che di anni ne ha solo 21…

Davanti a noi, la Concarena al tramonto fa sesso col sole. I Camuni avevano proprio ragione.

 

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LE INCISIONI RUPESTRI
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