• Unesco in bici

Nella necropoli di Cerveteri

Tra le tombe etrusche ritroviamo radici perdute e refrigerio. Poi via di nuovo verso una nuova terra, la Sardegna, e una nuova formazione: Michele lascia il posto ad Efrem.

Nella necropoli di Cerveteri
PEDALARE NELL'ANTICA ETRURIA MERIDIONALE

Lasciamo il nostro comodo campeggio per la breve tappa di collegamento a Cerveteri. La strada ci porta fuori dal traffico, fino a farci entrare nella campagna verace, sotto i colpi del sole, beccato nelle ore più calde grazie alla nostra partenza poco intelligente. Arriviamo in campeggio a Ladispoli, a pochi chilometri dalla necropoli etrusca della Banditaccia.

Oggi, nell’Etruria meridionale, siamo di nuovo in tre. Luigi ci abbandona per tornare a casa, a preparare la tesi in Scienze forestali, lasciando Alessandro da solo alla guida del camper. Ora, senza di lui, rischieremo di tornare di nuovo ad una dieta pigra, sempre svogliati nel maneggiare pentole e tegami.

Giornata semilibera. Domani visiteremo la necropoli di Cerveteri, prima dell’approdo in Sardegna, con l’arrivo di Efrem ad aiutarci per qualche giorno, e la partenza di Michele, a pochi giorni dalla laurea in ingegneria aerospaziale.

Michele lascerà l’equipaggio, ma questa volta rimarrà a Milano, dopo lo sforzo impossibile di unire la bicicletta e le visite di giorno allo studio notturno, preso da altre priorità, non potrà continuare il suo viaggio. Ci daremo appuntamento più avanti, quando la carovana verde e viola tornerà al nord, vicino a Trento, per pedalare di nuovo insieme.

Il viaggio continua, si evolve, si modella davanti a noi. E mentre tra due giorni lasceremo la penisola per attraversare il mare, domani entreremo nella necropoli etrusca, attraversando il passato, fino a toccare pietre scavate oltre 2500 anni fa.

PEDALARE NELL'ANTICA ETRURIA MERIDIONALE
TRA TOMBE, GROTTE E NATURA SELVAGGIA

Il giorno dopo, con le nostre polo grigie con lo stemma del progetto perennemente sudate, arriviamo alla necropoli della Banditaccia, introdotti dal tecnico Alessandro Dello Russo. Dopo un breve colloquio, ci abbandona e noi ci inoltriamo soli tra le tombe, addentrandoci sempre di più nella città dei morti di una civiltà oramai scomparsa. La vegetazione invade rigogliosa ogni dosso e ogni sperone roccioso, ma non si avventura nel regno sotterraneo dei defunti.

I tumuli sono oltre mille, svuotati da grotte scavate nel tufo. Nelle ‘stanze’, oltre al sarcofago, gli etruschi disponevano il corredo funebre che sarebbe servito all’anima del morto per vivere all’interno di quelle mura.

Entriamo in alcuni sepolcri accedendo da lunghe e diritte scale che portano verso il basso, verso sale buie e umide. Questi ambienti sono spogli, completamente privi di qualsiasi arredo, ma ci stiamo volentieri dentro, rinfrescati da una temperatura fresca che ci asciuga il sudore provocato dai 35° dell’esterno.

Le tombe, costruite dagli Etruschi dal IX al III secolo a.C. cambiano la propria struttura nei secoli. Essa può essere circolare, a base rettangolare o direttamente scavata a pozzo nel terreno, con soffitti spioventi, sorretti da un architrave, o da colonne. Nel tumulo dei rilievi, dalla vetrata davanti alla porta, possiamo vedere i bassorilievi dipinti, che scolpiscono oggetti di uso quotidiano o militare.

Qualsiasi aspetto avesse avuto in origine la necropoli oggi l’ha perduto, sostituito da uno più selvaggio, assomigliante ad una macchia mediterranea spontanea. La natura ha fatto la sua parte nel tentativo di cancellare le tracce di questo splendido esempio di arte funebre. Solo dentro i tumuli, nelle profondità di queste grotte antiche di tremila anni, il tempo, eccezion fatta per i saccheggi e le ruberie che hanno spogliato questi siti di quasi tutti gli arredi, sembra non essere trascorso.

TRA TOMBE, GROTTE E NATURA SELVAGGIA
LASCIAMO IL CONTINENTE

Dopo aver visitato questa nuova meraviglia Unesco, lasciamo contenti il campeggio di Ladispoli, che è sporco e brutto, e ci portiamo a Civitavecchia, dove, alle tre del pomeriggio, carichiamo il camper sul traghetto, per lasciare la penisola. Nei prossimi venti giorni attraverseremo le isole, Sardegna e Sicilia, passando per le Eolie, fino al ritorno sulla terraferma, a Napoli.

Il traghetto ci porta lontani dalla terra, in mezzo all’azzurro assoluto del cielo e del mare, lasciando una lunga scia nella distesa d’acqua. Mentre sul ponte il forte vento ci soffia addosso, un’altra parte del viaggio si conclude per far cominciare il capitolo sardo, in un’attraversata longitudinale dell’isola, dallo scalo di Olbia a quello di Cagliari, con la tappa a Barumini, per il sito archeologico di Su Nuraxi.

Avremo anche il tempo di riposare qualche giorno, fermandoci a guardare indietro, per dare un ordine allo scompiglio mentale del nostro continuo peregrinare, provando a capire cosa ci stia succedendo intorno, in questa continua, lenta e inesorabile trasformazione della terra davanti ai nostri occhi, mentre noi, leggeri come fantasmi, passiamo sulle strade, con il paesaggio che ci scorre addosso.

Sbarchiamo ad Olbia, dove carichiamo Efrem, prima di andare all’aeroporto a lasciare Michele per l’addio definitivo. Ci auguriamo buona fortuna reciproca e fissiamo l’appuntamento alla conclusione del viaggio, il 22 settembre, sulle Dolomiti.

Arrivati al campeggio, senza provviste, mangiamo al ristorante del posto. Piatti di pesce e vino bianco, per concludere con un po’ di mirto. Già la prima sera la Sardegna ci accoglie con il suo cibo e la sua ospitalità.

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