• Unesco in bici

Pienza, piccola perla toscana

Il paese di Papa Pio II, che voleva trasformare la Val d’Orcia in un lago, ci viene raccontato da un ciclista come noi. Poi via verso sud, tra crisi di fame e un calore infernale

Pienza, piccola perla toscana
LA CITTA' DI PIO

Al mattino incontriamo il professor Fabio Pellegrini, pientino dalla nascita, nella piazza del Duomo. Il borgo, diventato patrimonio UNESCO nel 1996, venne completamente ricostruito nel 1462 per ordine di Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini, nato proprio qui, nel paese che allora si chiamava Corsignano. Il nome del paese venne trasformato in onore del Papa: Pienza, la città di Pio.

Una lunga via attraversa il centro, tagliando la piazza del Duomo, circondata dai quattro edifici più importanti del paese: la Cattedrale, il Palazzo Comunale, Palazzo Piccolomini, residenza di vacanze del Papa, e il Palazzo Vescovile, dove venivano alloggiate le personalità ecclesiastiche. Per dare maggior importanza al paese, Pio II impose che ogni cardinale avesse una casa a Pienza, provando a renderla il luogo ideale dove poter vivere.

Dopo tre anni Pio II morì, e con lui il progetto di continuare l'ambiziosa opera urbanistica. Forse, se fosse sopravvissuto ancora un po', si sarebbe realizzato uno dei suoi progetti più folli: riempire l’ampissima vallata sottostante d’acqua, per creare un lago su cui Pienza si sarebbe affacciata.

 

Dopo l’intervista partiamo verso il Lago di Bolsena, avvicinandoci alla futura meta di Tivoli. Risalendo la Val d’Orcia superiamo il valico e, dopo la discesa, in breve tempo entriamo nel Lazio. In pochi chilometri raggiungiamo così nuovi paesaggi, abitati da diverse storie e da diversi dialetti. Superando frequenti salite arriviamo sulle rive del Lago di Bolsena, per affiancarlo fino a raggiungere il nostro campeggio, a Montefiascone.

Nell’ultimo tratto, inaspettatamente in salita, ci rendiamo conto di aver sottovalutato la tappa e ci troviamo, tutto in un colpo, privi di energie, esaurite per colpa di un’alimentazione approssimativa. Michele ed io andiamo entrambi in crisi, con le bici incollate all’asfalto, annaspiamo ad ogni pedalata. Fortunatamente, sulla strada, troviamo un albero di nespole e ci buttiamo all’assalto dei piccoli frutti, alla disperata ricerca di zuccheri, fondamentali per gli ultimi chilometri di sofferenza.

Riusciamo così a ripartire leggermente più carichi e a raggiungere in breve tempo il lungolago di Montefiascone, dove, a qualche metro dall’acqua del lago, ci aspetta il camper.

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