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Ciaspolando tra le rose del Catinaccio

Lo spettacolo "rosa" del Rosengarten, montagna ispiratrice di favolose leggende ladine. Con le racchette ai piedi, tra masi e cucina locale, immersi nei colori unici del tramonto altoatesino

Ciaspolando tra le rose del Catinaccio
LE ROSE DI RE LAURINO

Il Rosengarten, in italiano "Catinaccio", era il nome che, nella leggenda, apparteneva allo splendido giardino di rose del re dei nani, Laurino. Il principe del Latemar, un giorno, incuriosito dai colori del giardino, si addentrò al suo interno e lì incontrò una fanciulla talmente bella che se ne innamorò all'istante: era la principessa Ladina, la figlia di Laurino.

Pensando di non poter più vivere senza di lei, il principe la rapì per sposarla. Il re dei nani, una volta scoperto il rapimento, impazzì di dolore e scagliò una maledizione sul giardino di rose, colpevole di essere stato la causa del sequestro della figlia. Nessun occhio umano, da quel momento in avanti, né di giorno, né di notte, sarebbe stato più in grado di vederlo e di ammirarlo. Laurino, nel recitare la fattura si dimenticò, però, dell'alba e del tramonto. Per questo noi, oggi, in quei momenti particolari, possiamo ammirare il Catinaccio infiammarsi e assumere un colore unico. I ladini, il popolo che vive da millenni alle pendici del Rosengarten, chiamano questo fenomeno Enrosadira, che letteralmente significa “diventare rosa".

 

Per assistere a questo spettacolo, sul quale gli antichi abitanti delle valli d'Isarco e di Fassa inventarono questa e altre fiabe, basta uscire pochi chilometri da Bolzano.

La strada sale lungo le pendici del lato orientale della Val d'Isarco, fino a raggiungere l'abitato di Tires, un paese in cui la vita sembra procedere con ritmi diversi da quelli della città. I tranquilli masi di montagna, gli hotel e i centri benessere ricevono gli avventori con i due ingredienti tipici del luogo: l'ospitalità e la cucina altoatesine; ma oltre a questo c'è molto più.

Fuori dalla porta si spalanca una natura fatta di boschi e di bacini dall'acqua cristallina, come il lago di Carezza, uno dei simboli delle Dolomiti in tutto il mondo, famoso per la sua particolare colorazione. Anche attorno a questo piccolo lago circolano antiche leggende.

Se, però, si vuole ammirare l'enrosadira in tutto il suo splendore, è l'inverno il momento migliore: la neve aggrappata alle creste e alle pareti rocciose restituisce dei contrasti cromatici molto più intensi, soprattutto al tramonto.

 

LE ROSE DI RE LAURINO
CON LE CIASPOLE NEI COLORI DEL TRAMONTO

E perché non mettersi ai piedi un paio di ciaspole e andare incontro a questi giganti di pietra? Sono molti gli itinerari che, partendo da Tires, portano al cospetto del profilo occidentale del Rosengarten.

È possibile anche fare una bella e facile traversata ai piedi del gruppo, pensata per chi cammina con le racchette da neve. L'itinerario parte da San Cipriano (una frazione di Tires) e ritorna allo stesso punto, dopo aver compiuto un giro ad anello. Si raggiungono le pendici rocciose del Catinaccio risalendo attraverso i boschi di Passo Nigra e poi, una volta in quota, si costeggiano prima la mole tondeggiante di Cima Catinaccio e poi le linee acuminate delle Torri del Vajolet. Lungo tutta la traversata, oltre al soprastante Rosengarten, lo sguardo può abbracciare da lontano molte delle Dolomiti occidentali: Latemar, Corno Bianco, Dolomiti di Brenta.

Nella fase di rientro, per godere il panorama più emozionante durante l'enrosadira, ci si può fermare sui pascoli della malga Plafötsch quasi fino al calar del sole, grazie alle brevi giornate invernali. Con le ultime luci, verso le 4 e mezzo di pomeriggio, si scende fra i larici e in breve si torna a San Cipriano.

È ancora presto: prima di cena, c'è ancora tempo per una sauna rilassante.

CON LE CIASPOLE NEI COLORI DEL TRAMONTO
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