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Cicloturismo, cresce la voglia!

Tre miliardi e duecentomila euro: questo l'indotto potenziale del cicloturismo in Italia. Un fenomeno in costante crescita sul quale si cerca di investire risorse ed energie. Tante idee, poca pianificazione

Marcello Maccaferri

Cicloturismo, cresce la voglia!
Il cicloturismo fa' gola in Italia

Che il fenomeno del cicloturismo in Italia sia in crescita è sotto gli occhi di tutti. Che non sia più un divertimento per pochi appassionati amanti delle vacanze sui pedali ma che sia stia strutturando nel nostro Paese, lo dicono i dati. Uno in particolare, che colpisce e deve far riflettere: quello del potenziale indotto economico quantificato pochi mesi fa da uno studio realizzato dalla The European House-Ambrosetti: il cicloturismo italiano ha un valore potenziale di circa 3,2 miliardi di euro! Vale a dire, questa cifra rappresenta quanto il Bel Paese potrebbe guadagnare se puntasse su questo settore, esempio per antonomasia della mobilità sostenibile più green e pulita che ci sia.

Il risultato è sorprendente, soprattutto se si considera che il fenomeno del cicloturismo in Italia è piuttosto giovane. Ma la crescita c’è e, a quanto pare, il potenziale è enorme.

L’Italia è un Paese paesaggisticamente variegato, che si presta a soddisfare le esigenze di qualunque ciclista. Come spiega Antonio Dalla Venezia - responsabile Cicloturismo di Fiab – “La crescita del cicloturismo è accelerata soprattutto negli ultimi tre anni e oggi la vediamo a occhio nudo. Amministrazioni e Pro Loco lavorano a iniziative in questo settore, spesso finanziate a livello europeo. Non siamo ancora nella fase in cui si recuperano intere ferrovie dismesse o argini dei fiumi, ma si mappano itinerari su strade agricole o a basso traffico e ci si consorzia per realizzare interventi più ampi”.

Le iniziative non mancano. In Trentino, oggi, gli introiti turistici generati dal turismo in bici sui 400 km di piste ciclabili della provincia valgono milioni di euro all’anno. In provincia di Verona, invece, alcuni Comuni si sono uniti per realizzare 150 km di percorsi ciclabili su strade poco trafficate. Il Friuli partecipa a un progetto europeo transfrontaliero per dar vita al percorso ciclabile Alpi-Adria, e un tratto è stato recentemente inaugurato. “In questi ultimi anni - continua Dalla Venezia - Veneto e Friuli stanno investendo molto. Le Province di Trento e Bolzano puntano sul cicloturismo da quasi 20 anni. Anche in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana si è fatto qualcosa, si vede una buona volontà di pianificazione. Al Sud, invece, si è fatto poco, anche se ci sono situazioni felici, per esempio nel Siracusano o in Puglia”.

Di pari passo, aumenta anche l’offerta: sono numerosi i tour operator che offrono vacanze sulle due ruote, così come le strutture ricettive. La Fiab ha mappato oltre 2.000 tra hotel, bed & breakfast, campeggi, agriturismi, rifugi montani che offrono un’accoglienza dedicata ai turisti sulle due ruote. Aumentano le proposte di Pro Loco e amministrazioni pubbliche e non mancano i progetti dal basso.

La richiesta di tour in bicicletta in Italia sono in continuo aumento - spiega Freddy Mair, fondatore di FUNActive Tours, tra i più specializzati tour operator in fatto di viaggi in bicicletta e affiliato alla rete di Vacanzattiva! - Abbiamo moltissimi stranieri che si interessano al territorio italiano e nel nostro caso - avendo sede in Alto Adige - soprattutto tedeschi o cicloturisti di lingua tedesca”.

Il boom della bicicletta elettrica, poi, ci sta dando una mano - continua Mair - Allarga il target dei nostri clienti perché permette a chiunque di farsi una pedalata anche dovendo affrontare salite complicate. C’è un unico grande limite, ancora: la mancanza di piste ciclabili. Dovrebbero essercene di più, anche se devo dire che almeno l’interesse “dall’alto” sembra che stia finalmente maturando. Basti pensare che la tappa d’esordio del Giro d’Italia 2015 sarà percorsa per la prima volta su una pista ciclabile…

Già, la difficoltà per i cicloturisti di viaggiare sempre su comode ciclabili continua ad essere un forte limite alle potenzialità di questo settore in Italia. Le idee non mancano, ma un coordinamento e una pianificazione sono spesso deficitari: “Bisogna migliorare i servizi di intermodalità, soprattutto l’integrazione bici-treno - insiste Dalla Venezia - E poi costruire percorsi ciclabili: ci sono regioni dove non ce n’è neanche 1 km, è normale che le due ruote poi non siano utilizzate: si va in bici dove si è sicuri”.

Una delle possibili soluzione da adottare è proprio quella che prevede il recupero dei 5000 km di ferrovie dismesse presenti al momento sul nostro Paese. Abbandonate spesso da decenni, queste tratte potrebbero essere recuperate e trasformate in percorsi ciclo-pedonali e, perché no, attirare anche risorse europee.

Progetti in parte già partiti (l’ultimo caso è quello della ferrovia Spoleto-Norcia), che non possono che fare bene all’economia e all’ambiente.

Se l'indotto potenziale è veramente così alto, perchè non provare.

Il cicloturismo fa' gola in Italia
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