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Ciclovie italiane, fumata bianca

Cresce la rete nazionale delle grandi piste ciclabili, il Ministero pronto a finanziare nuovi progetti che valorizzino la mobilità dolce. In arrivo la 1° legge quadro sulla mobilità ciclistica

Fabrizio Lodi

Ciclovie italiane, fumata bianca
LE "AUTOSTRADE" DELLE BICI

Da un capo all’altro dello Stivale, piano piano, la rete delle Ciclovie sta crescendo. Siamo ormai giunti quasi a quota 6.000 chilometri percorribili in sicurezza sui pedali, 18 le regioni interessate più Roma.

La rete nazionale è finanziata dal Ministero dei Trasporti con 400 milioni di euro, ai quali, con la legge di stabilità 2018, si sommeranno altri 150 milioni.

Lo scorso anno il MIT ha selezionato quattro grandi tracciati, ora se ne sono aggiunti altri sei: la Ciclovia Tirrenica (Ventimiglia-Roma), la Ciclovia del Garda, la Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia, la Ciclovia Adriatica (Venezia-Gargano), la Ciclovia della Magna Grecia (Potenza-Pachino), l'Anello della Sardegna (Santa Teresa di Gallura-Sassari).

L’obiettivo del ministro Graziano Delrio, in accordo con il responsabile dei Beni Culturali Dario Franceschini, è quello di valorizzare il territorio attraverso la mobilità dolce, di creare lunghe rotte per le due ruote a pedali che entrino nel cuore del Belpaese consentendo anche alle famiglie con prole di pedalare in sicurezza.

E al riguardo sta per essere varata la 1ª legge quadro sulla mobilità ciclistica. Approvata all'unanimità alla Camera, verrà votata in Senato entro Natale.

Per la prima volta la legge assegna allo Stato, in particolare al ministero dei Trasporti, il compito di sviluppare la mobilità ciclistica. Finora i finanziamenti una tantum dipendevano dalla “sensibilità” dei ministri. Adesso i cinque miliardi del fondo per le infrastrutture dovranno servire anche per la mobilità ciclistica.

LE "AUTOSTRADE" DELLE BICI
DAL LAGO DI GARDA ALLA CALABRIA, C'E' VOGLIA DI PEDALARE!

Le prime quattro Ciclovie finanziate con la legge di stabilità 2016 avanzano: VenTo (Venezia-Torino, lungo il Po), la Ciclopista del Sole (Verona-Firenze), il romano GRAB (Grande Raccordo Anulare delle Biciclette), e l'Acquedotto pugliese.

Per le nuove sei, il 50% della spesa sarà a carico delle Regioni e i lavori procederanno per lotti. La costruzione della rete è un lavoro a più voci che nasce prima di tutto dal basso, dagli utenti della bicicletta, e sostenuto poi dagli enti locali che stanno intuendo (era ora!) il notevole business del turismo sul sellino, come ha recentemente ricordato anche il forum sulla Bikeconomy tenutosi a Roma.

Fra l’altro, l’avvento negli ultimi anni della e-bike permette anche ai meno allenati e sportivi di vivere sui pedali lunghe escursioni con un limitato dispendio di energie.

Nell'operazione sono entrati anche i territori intorno al Lago di Garda, che con i suoi 22 milioni di turisti l'anno è la terza meta italiana. Fra l’altro si tratta di un territorio assai frequentato dai viaggiatori del Nord Europa, già molto abituati all’uso turistico, e non solo, della bicicletta.

Dunque, via a passerelle in materiale cementizio che simula il legno aggettanti sul lago, e via al recupero della vecchia strada dannunziana che va da Riva del Garda fino a Salò.

Con la Ciclovia Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia, il Friuli Venezia Giulia salderà la sua rete alla Ciclovia Adriatica, attraverso percorsi che dal Carso scendono alla laguna di Grado, Marano e Venezia, in aree di notevole interesse paesaggistico e naturalistico.

La Calabria ha deciso di inserire il suo “biciplan” all'interno del piano regionale trasporti e punta sul richiamo della costa ionica e tirrenica punteggiate dalle testimonianze archeologiche dell'antica Grecia.

DAL LAGO DI GARDA ALLA CALABRIA, C'E' VOGLIA DI PEDALARE!
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